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Sociale “Il Brutto Anatroccolo” promuove a favore dei suoi assistiti che non
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La
Cooperativa Sociale “Il Brutto Anatroccolo” è una organizzazione non lucrativa
(ONLUS) costituita nel 1982. Si occupa di attività rivolte a disabili, anziani,
minori ed adulti in difficoltà, persone con problemi psichiatrici residenti nel
territorio cittadino ed in prevalenza nel IV Municipio del Comune di Roma. Assiste
attualmente circa 300 persone
Il
Brutto Anatroccolo impiega circa 100 operatori tra assistenti domiciliari,
educatori professionali, psicologi, assistenti sociali e animatori
socio-culturali.
Dalla
sua fondazione ha organizzato e gestito servizi socio-sanitari di assistenza
domiciliare, attività di laboratorio, attività diurne per disabili e minori,
comunità alloggio, soggiorni estivi ed invernali, convegni, attività di
formazione e seminari.
Senato approva l'emendamento che elimina il divieto di denuncia da parte dei medici degli immigrati clandestini. 156 sì, 132 no. Ora toccherà alla Camera. Msf: siamo sconcertati
L'aula del Senato ha approvato l'emendamento della Lega al ddl sicurezza che elimina il divieto di denuncia da parte dei medici degli immigrati che vengono assistiti dal servizio sanitario nazionale e dà loro la facoltà di effettuare la denuncia stessa. La maggioranza ha votato a favore, con 156 voti, l'opposizione ha votato contro con 132 voti, un astenuto. L'emendamento al ddl sicurezza approvato da palazzo Madama sopprime il comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286, ossia il Testo unico di disciplina dell'immigrazione, con norme sulla condizione dello straniero. L'articolo in questione recita: «L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non puo' comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a paritàchie non di condizioni con il cittadino italiano». Il pacchetto sicurezza passa ora all'esame della Camera. «Preoccupazione e allarme» per l'approvazione vengono espressi da Medici Senza Frontiere (MSF), l'associazione promotrice insieme a SIMM, ASGI e OISG della campagna "Siamo medici e infermieri - Non siamo spie". Msf si appella ora alla Camera dei Deputati perché riveda la posizione assunta dal Senato sul comma 5.
«L’ambiguità conseguente a tale abrogazione e, di conseguenza, il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio», si legge in una nota di Msf. «Siamo sconcertati per la scelta del Senato di avere consapevolmente ignorato il grido di allarme lanciato dagli ordini professionali di medici, infermieri e ostetriche e da centinaia di associazioni e rappresentanti della società civile», dichiara Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia. «Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione». «Si rischia una clandestinità sanitaria», ha detto Salvatore Geraci, presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), « con ripercussioni pesanti sulla salute collettiva. È un emendamento inutile, dannoso e pericoloso. Inutile perché non raggiunge i suoi obiettivi: non farà diminuire il numero di irregolari presenti sul territorio ma renderà ancora più complessa la loro situazione. Creerà, inoltre, dei percorsi paralleli al Ssn con maggiori rischi per la sicurezza, oltre che costi per la sanità pubblica, perché queste persone raggiungeranno gli ospedali solo quando le loro condizioni di salute saranno degenerate».
«Si viola un principio, quello del diritto alle cure», sostiene Moschochoritis, direttore in Italia di Medici senza frontiere, «che è riconosciuto dalla nostra Costituzione ed èun caposaldo dei diritti fondamentali». «L'articolo 32 del nostro testo costituzionale», gli fa eco Gianfranco Schiavone, dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), «non fa alcuna distinzione, e tutela l'individuo in quando tale, non il semplice cittadino. Si tratta, dunque, di un diritto non comprimibile, una sfera che va salvaguardata. Neanche la legge Bossi-Fini aveva modificato questo impianto. Il diritto alle cure va esercitato in assoluta libertà, e al personale sanitario non devono essere assegnati compiti che non gli spettano». Per aderire all'appello: http://www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it Tratto da www.vita.it